07 ottobre 2009

Ammortizzatori

La presente proposta di legge muove dall’idea di riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, partendo dall’unificazione dei diversi trattamenti volti ad assicurare una copertura dal rischio di disoccupazione.
È dal 1997, con il rapporto conclusivo della Commissione Onofri (istituita dal I Governo Prodi per analizzare il sistema di welfare), che il tema della tutela dei lavoratori è sul tavolo di lavoro dei Governi che nel corso del tempo si sono avvicendati.
Infatti, nonostante i molti progetti di legge susseguitisi e gli interventi più o meno riusciti, siamo ancora dinanzi alla necessità di affrontare in modo serio, concreto ed efficace il suddetto tema.
Le problematiche fin qui individuate sono senza dubbio l’estrema disomogeneità dei trattamenti di disoccupazione assicurati ai lavoratori, l’eccessiva discrezionalità vantata dalle pubbliche amministrazioni e l’assenza o la debolezza del collegamento tra lavoratori disoccupati e politiche di reimpiego.

I criteri ispiratori della presente proposta di legge sono, a loro volta, tre e si pongono in concettuale antitesi con le problematiche individuate: equità tra i lavoratori, automaticità delle prestazioni e collegamento con le politiche di reimpiego.
La riforma contempla un unico schema di assicurazione contro il rischio disoccupazione, in sostituzione di tutte le indennità di disoccupazione, comunque definite, e dell’indennità di mobilità. Lo spirito è quello di garantire a tutti i lavoratori, dipendenti o collaboratori, un’unica copertura dal rischio di disoccupazione, certa e definibile a priori, eliminando quelle disparità e quelle lacune normative che negli ultimi anni hanno aperto la strada alla deriva emergenziale costituita dai cosiddetti «ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente», strumenti caratterizzati da un elevatissimo grado di discrezionalità da parte delle amministrazioni pubbliche che li concedono. Tale copertura va inoltre raccordata con le politiche pubbliche di riqualificazione e di reimpiego dei lavoratori stessi, assicurando così il necessario raccordo tra gli strumenti di sostegno al reddito e le attività svolte dai servizi per l’impiego attraverso gli strumenti di incentivazione delle assunzioni.

Nello specifico la presente proposta di legge, all’articolo 1, regola l’indennità unica di disoccupazione, intesa come prestazione di base universale contro il rischio di disoccupazione del lavoratore.
Il diritto per il lavoratore di usufruire dell’indennità di disoccupazione involontaria nasce con lo stato di disoccupazione e la perdita di tale status comporta la decadenza del diritto alla prestazione. Nel medesimo articolo si specifica che l’indennità unica di disoccupazione sostituisce in toto le seguenti indennità: indennità di disoccupazione ordinaria, indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, indennità di disoccupazione agricola e trattamenti speciali nell’agricoltura.

All’articolo 2 si elencano i soggetti assicurati contro il rischio di disoccupazione involontaria: i lavoratori subordinati con contratto a tempo indeterminato; i lavoratori subordinati con contratto a tempo determinato o con un altro contratto che non ne garantisce la stabilità di impiego; i collaboratori coordinati e continuativi; gli associati in partecipazione di cui agli articoli da 2549 a 2554 del codice civile.
L’obbligo del pagamento all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) dei contributi sociali sorto in capo al datore di lavoro sarà differenziato a seconda che il lavoratore vanti o meno un contratto a tempo indeterminato. Nella prima fattispecie, infatti, la contribuzione sarà pari all’uno per cento del totale della retribuzione imponibile, nella seconda fattispecie sarà pari al 3 per cento sempre del totale della retribuzione imponibile.
L’obbligo del pagamento contributivo grava, a seconda della fattispecie contrattuale nella quale il lavoratore è inquadrato, sul datore di lavoro privato oppure sul datore di lavoro pubblico e privato ovvero sui committenti o, in ultimo, sugli associanti.
I contributi pagati dai datori di lavoro sono destinati a una gestione delle indennità di disoccupazione che l’INPS provvede a istituire.
Il datore di lavoro, per ciascun lavoratore licenziato, è tenuto a versare a tale gestione un contributo pari a ventisei settimane dell’indennità spettante al lavoratore.

All’articolo 3 si prevede che l’INPS, oltre a contabilizzare individualmente le settimane di contribuzione versate, per ciascun lavoratore, provvede ad accreditare a ogni lavoratore disoccupato un montante di settimane di disoccupazione pari a un terzo delle settimane di contribuzione versate. Quindi l’ammontare delle settimane di disoccupazione garantite al lavoratore, durante le quali egli percepisce la conseguente indennità, varia a seconda dei contributi versati.
Tale montante non può essere superiore alle settantotto settimane per i lavoratori con meno di cinquanta anni di età; e non può superare le centoquattro settimane per i lavoratori con oltre cinquanta anni di età.

Affinché il periodo di disoccupazione possa protrarsi il meno possibile e al fine di ricollocare velocemente il lavoratore nel mercato del lavoro, all’articolo 4 si stabilisce che i servizi competenti provvedono a promuovere, entro tre mesi dalla data di decorrenza della prestazione di indennità, iniziative di formazione o di riqualificazione professionale del soggetto beneficiante il trattamento di indennità.

All’articolo 5 si prevede che l’importo dell’indennità unica di disoccupazione è pari all’80 per cento della retribuzione imponibile, nei limiti dell’80 per cento della retribuzione media dei lavoratori assicurati.

A tale fine la presente proposta di legge prevede che l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), sulla base dei dati forniti dall’INPS e facendo riferimento alle retribuzioni medie annue registrate nei dodici mesi precedenti il 30 giugno dell’anno precedente, individua la retribuzione media dei lavoratori assicurati presso la gestione dell’INPS di cui all’articolo 2. L’importo dell’indennità di disoccupazione decresce proporzionalmente all’aumentare delle settimane di fruizione. Il meccanismo a scalare ha infatti l’obiettivo di ridurre il diritto residuo in funzione dell’utilizzo effettivo, stimolando opportunamente il lavoratore coinvolto a una ricerca più attiva di un nuovo posto di lavoro.

Qualora ne ricorrano le condizioni e i requisiti, l’articolo 6 prevede che la decorrenza dell’indennità di disoccupazione scatta dal trentunesimo giorno successivo alla data del licenziamento. Onere del soggetto richiedente è quello di presentare la domanda prima della data di decorrenza della prestazione. La tardiva presentazione della domanda di indennità comporta la mancata fruizione della prestazione per i periodi arretrati.
In ultimo la proposta di legge prevede il riordino delle agevolazioni contributive per il reimpiego dei lavoratori che fruiscono di indennità di disoccupazione o di mobilità. Alle agevolazioni oggi esistenti si sostituisce, in favore di quei datori di lavoro che assumono a tempo pieno e indeterminato lavoratori disoccupati di lunga data, uno sgravio pari al 50 per cento della contribuzione a carico del datore di lavoro per un periodo di ventiquattro mesi.
Per quanto concerne i profili finanziari, le disposizioni contenute nella proposta di legge non richiedono una norma di copertura finanziaria.

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